SPRECHI D'ITALIA
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Baby pensioni nelle Forze Armate
Lo scandalo dei falsi certificati, e sentenze che lasciano quantomeno perplessi

Alla faccia dei comuni mortali che vedono anno dopo anno la meta della pensione allontanarsi anziché avvicinarsi, una vecchia legge del 1954, mai cambiata da governi di destra, di centro o di sinistra, permette ad ufficiali e sottufficiali che vengano riformati, di andare in pensione con 15 (quindici) anni di servizio.
D'altra parte lavorare nelle Forze Armate deve mettere a dura prova la resistenza di chiunque, se è vero che centinaia di militari dopo tredici anni di onorato servizio cominciano ad avvertire i dolori piu' lancinanti e disparati. Pochissime le condanne per truffa: la maggior parte delle volte tutto finisce con la collocazione a riposo ed una pensione vitalizia magari a partire dal trentacinquesimo anno d'eta'!!!
E se qualche sostituto procuratore militare come Sergio Dini cerca, con l'aiuto di alcuni colleghi, di arginare il fenomeno rinviando a giudizio i furbi per simulazione di infermità, diserzione aggravata (un'accusa, a suo tempo, da corte marziale) e truffa militare pluriaggravata, qualche illuminato giudice pensa bene di rovinarne il lavoro con sentenze che definire cavillose e' un eufemismo.
I casi venuti alla luce negli anni sono moltissimi, dal caporalmaggiore che dalla natia Puglia inviava alternativamente certificati di «lombosciatalgia » e di «sindrome ansioso- depressiva» finché saltò fuori che essere regolarmente assunto come guardia giurata da una compagnia telefonica, al suo collega in forza al Reggimento Lagunari Serenissima che mentre risultava assente giustificato per «lombosciatalgia » e «postumi di una frattura mandibolare » per riabilitazione la mattina scaricava sacchi di cemento ed il pomeriggio sedeva come impiegato di una termosanitaria, al sergente maggiore al quale un’angosciante «sindrome depressiva » (due anni di malattia) non impediva di dirigere un’avviata boutique e fare body building, passando per un ufficiale medico casertano che, di certificato di malattia in certificato di malattia, è rimasto assente (ovviamente regolarmente stipendiato) per due anni filati, trascorsi a Napoli per fare la specializzazione in pediatria, ed un altro che, nei lunghissimi periodi in cui risultava pressoché in coma per malesseri vari, faceva contemporaneamente il medico di base, il consulente del tribunale di Verona e il perito di una compagnia di assicurazioni!
Per non dire della fatica a convocare in tribunale quanti hanno firmato talora per lo stesso assistito decine di certificati in fotocopia. Faringiti, sciatiche, vertiginiti, piaghe, pustole... Non c’è medico (o quasi) che se viene chiamato dai giudici militari a testimoniare sulla sua collaborazione coi finti malati, non marchi visita presentando a sua volta un certificato medico.

Ed in questo panorama sconfortante spiccano tre sentenze a processi per simulazione di infermità, diserzione aggravata e truffa militare pluri-aggravata.
La prima ha graziato il maresciallo dell’esercito Stefano Della Pietra che, affetto in base ai certificati da «sindromi ansiose depressive», ha marcato visita per mesi e nel frattempo faceva il presidente di un consiglio circoscrizionale e dirigeva un bar e due panifici dei quali era proprietario con la madre: assolto e pensionato.
La seconda ha premiato il signor Valerano Conte che, reagendo eroico agli implacabili dolori («lombosciatalgia bilaterale» e «disturbi ansioso- depressivi») che gli impedivano di fare il maresciallo a Padova, faceva in quei lunghi mesi di assenza il rappresentante, piazzava prodotti, visitava clienti, emetteva fatture per conto di una ditta, la «Beauty Company», alla quale era legato da un regolare contratto, al punto di compilare lui stesso un curriculum vitae, ammette il magistrato nel dispositivo, in cui lui stesso «dichiarava di aver svolto attività di agente di commercio» anche nei periodi in cui figurava malato: assolto e pensionato.
La più spettacolare però è la terza sentenza, firmata dal gip Andrea Cruciani. Il quale, chiamato a giudicare le assenze per circa un anno e mezzo del caporalmaggiore Antonino Cannistraro, in forza (si fa per dire) all’11°Reggimento Bersaglieri di Orcenico Superiore, Pordenone, scrive che, tra tanti documenti medici, «potrebbe far sorgere qualche dubbio» solo un certificato di malattia dal 18 al 22 marzo 2004. E perché? Perché la sera del 20 marzo il giovanotto fu arrestato con il fratello a Licata (a 1.476 chilometri dal luogo in cui avrebbe teoricamente dovuto stare a letto per una «faringite febbrile») nella operazione «Cane di Paglia» contro il traffico di cocaina e di eroina. C’erano intercettazioni, indizi, prove. Tanto da convincere il malatino a patteggiare una condanna a due anni di carcere. Condanna sulla quale, per carità, il giudice militare non eccepisce: spacciare è un reato.
Spiega però che, come assenteista, va assolto. Infatti la faringite febbrile «non può ritenersi di per sé sola incompatibile con la presenza dello stesso Cannistraro in Licata nel luogo in cui veniva perquisito dai militari ». La malattia, «pur necessitando di riposo e comportando l’impossibilità di svolgere attività continuativa nel reparto militare di appartenenza, non necessariamente impediva allo stesso di uscire...». Insomma, scrive più avanti il giudice, «non è stato accertato che lo stesso abbia svolto attività lavorative o sociali incompatibili» con la patologia.

Fonte: Corriere della Sera, 15 aprile 2007

Conteggio dello spreco:
Non disponiamo attualmente dei dati su tutti i processi effettuati, per cui ci limitiamo agli ultimi 3 casi citati.
Per un calcolo semplice consideriamo che tutti e 3 abbiano percepito uno stipendio lordo di 2000 € /mese per 1 anno e mezzo:
3 x 18 mensilita' x 2000 € =108.000 €
Consideriamo che abbiano 40 anni, che stiano in pensione fino ai 75 e che percepiscano 1000 € / mese:
3 x 12 mensilita' x 35 anni x 1000 € = 1.260.000 €
E lo stipendio che alcuni percepiscono per emettere sentenze che definire sconcertanti e' dir poco? 35 anni di servizio a, diciamo, 2500 € lordi / mese (e rimaniamo bassi!!!) fanno 1.137.500 €.
Arrotondiamo il tutto per difetto (come se non lo avessimo gia' fatto finora), ed arriviamo alla cifra di 2.500.000 € che questi elementi costano ai contribuenti!

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