In Campania buttati due miliardi per non risolvere nulla!!
Sono tredici anni che, sancita coi timbri ufficiali, a Napoli e nelle province vicine c'e' l'«emergenza rifiuti», vale a dire un accumulo di eco-balle di spazzatura tale da allungarsi per 7.500 km, se messe l'una di fianco all'altra.
In tutto questo tempo, gli amministratori locali sono stati in grado solamente di far costruire un (!!) inceneritore, quello di Acerra.
Che dovrebbe entrare in funzione ad inizio 2008!
Gli altri progetti sono stati, senza esclusione alcuna, accantonati, vuoi per le pressioni degli ambientalisti, vuoi per quelle della camorra.
Eppure pare che abbiano lavorato duramente per fronteggiare quest'emergenza, se si va a leggere quanto ci e' costato finora: la bellezza di (almeno) 1.825.000.000 euro.
Come siano stati spesi, però, e' da capire, visto che Legambiente stima una raccolta differenziata per Napoli ed hinterland (già alle prese con una produzione di rifiuti superiore alla media nazionale) all'8-10%, contro una media italiana che si attesta al 24% con punte virtuose del 90% in tre paesi trevisani. E produrre rifiuti indifferenziati significa rpodurre «ecoballe» di qualità così scadente da annullare ogni ritorno economico.
Così, mentre Padova smaltisce, oltre alle proprie, le scorie di 19 comuni e risulta economicamente in attivo (come in attivo sono un sacco di altri termovalorizzatori del pianeta che sfruttano le ecoballe come combustibile), la citta' partenopea si trova alle prese con rifiuti che nessuno vuole.
I sette impianti nati per trasformare l'immondizia in «Cdr» (cioè ecoballe) operano infatti in condizioni tali, per colpa del materiale che arriva e per inadeguatezza propria, da essere stati declassati a semplici impianti di «tritovagliatura»: sminuzzano e suddividono grossolanamente la spazzatura, ma alla fine sfornano la stessa roba che per le sue caratteristiche dovrebbe finire in discarica. Il 65% è «Cdr» di infima qualità, il 25% «fos» (frazione organica stabilizzata) di qualità altrettanto pessima e il 10% è il cosiddetto sovvallo, scarti della lavorazione.
7.345 tonnellate quotidiane di rifiuti urbani che non servono assolutamente a nulla. E smaltire tutto quello accumulato in anni di mala-gestione impegnerebbe il nuovo stabilimento di Acerra per un periodo stimato tra i 45 ed i 56 anni.
A complicare il tutto ci si mette pure la situazione
delle discariche tradizionali (una ogni 209.351 abitanti contro la media nazionale di una ogni 117 mila). Sono in condizioni che definire pessime (a Schiava e Palma, ad esempio, i rifiuti tossici hanno fatto scappare perfino i topi) e' un eufemismo: troppo comodo per la camorra sobillare le rivolte popolari contro di esse per tenere aperte le proprie discariche clandestine (225 secondo il censimento del Corpo Forestale nel 2003). Anzi, paradosso dei paradossi, pare continui a smaltire immondizia velenosa che viene da fuori mentre il Commissariato spende, per portar fuori la propria, una tombola.
Per smaltire almeno le scorie piu' velenose si ricorre all'etero: da una ventina di giorni, nonostante avanzassero ancora 45 milioni di euro mai pagati dei viaggi precedenti, due treni della Ecolog, la società specializzata delle Ferrovie, hanno infatti ripreso a portare il pattume in Germania, a Lipsia. Seicento ecoballe da una tonnellata per ogni treno. Costo del viaggio e dello smaltimento: 160 euro a ecoballa. Cento di più di quanto costa smaltirne una a Roma.
Alternative, almeno per ora, non ce ne sono.
Tredici anni di gestione oscena, di decisioni prese, osteggiate, ritirate, di subcommissari pagati 400 mila euro l'anno (come per esempio Riccardo Di Palma, poi presidente della Provincia), di consulenze per 9 milioni di euro pagate a 500 «esperti» dal 2000 al 2005, di indecenti compravendite dei terreni (ormai sono circa mezzo migliaio) via via individuati per accatastare le ecoballe (terreni che secondo la commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti sono arrivati a volte ad essere «nello stesso giorno, acquisiti da società di dubbia origine e successivamente rivenduti o fittati per un valore più che quintuplicato»), e naturalmente di assunzioni a raffica compiute per la «raccolta differenziata» (2.316 tra lavoratori socialmente utili, ex detenuti, disoccupati organizzati e precari vari, compresi 34 impiegati al "call center ambientale" per rispondere - secondo quanto dichiarato dagli stessi vertici della societa'- a quattro o cinque chiamate al giorno, cioe' una a testa alla settimana)!
Conteggio dello spreco:
Le cifre dell'articolo parlano chiaro: 1.825.000.000 euro
Fonte: Corriere della Sera, 17 maggio 2007, articolo di S. Rizzo e G. A. Stella
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