Accuse pesantissime al capo di Stato Maggiore della Marina

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Un dossier anonimo inviato alla Procura di Potenza, a quella di Roma, alla magistratura militare (che dovranno verificare il tutto), a Palazzo Chigi ed al ministro della Difesa accusa i vertici delle forze armate.
A cominciare dall’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, capo di Stato Maggiore della Marina, che in occasione di festini a bordo della nave Vittorio Veneto, almeno in un’occasione attende gli ospiti in groppa a un cavallo bianco.
Si parla di splendide ragazze trasferite in elicottero e Falcon 20 utilizzati come taxi, di commesse da 30 milioni di euro autorizzate per ristrutturare i salottini e il quadrato ufficiali delle navi, di cene in ristoranti di lusso (come “Il Bolognese” di piazza del Popolo a Roma) con numerosi invitati per brindare, a champagne ovviamente, allo sblocco dei finanziamenti.
La persona che ha costruito il dossier ammette di essere un militare della Marina «ma non ho il coraggio di venire allo scoperto perché ho già abbondantemente pagato per non essermi piegato alle richieste del capo di Stato maggiore». Ha comunque avuto accesso a documenti riservati e informazioni compromettenti. E parla delle ritorsioni che alcuni avrebbero subito: tra i casi citati c’è quello degli «Incursori che improvvisamente sono stati allontanati dal Comando di Varignano (unico posto dove avrebbero potuto continuare a mantenere l’addestramento non buttando alle ortiche anni e milioni spesi nella loro preparazione) e trasferiti dall’altra parte dell’Italia solo perché hanno fatto parte del gruppetto che nel corso delle prove del defilamento del 2 giugno, facendo scherzi con palloncini pieni d’acqua (è tradizione di tutti i militari che partecipano a tale evento), schizzarono Sua Maestà De Giorgi».
Per finire con gli appalti, in particolare due. Il primo risale al 2013 quando De Giorgi «in visita a una fregata classe Fremm nei cantieri di Fincantieri per completare le ultime fasi di allestimento, non gradendo la ripartizione delle aree destinate al quadrato ufficiali e dei camerini destinati al comandante, ordinava ai dirigenti di attuare le modifiche da lui indicate». Costo dell’operazione: 42 milioni e 986mila euro che De Giorgi «cercò di coprire con un auto investimento da parte di Fincantieri che invece non aveva alcuna intenzione di finanziare neanche parzialmente e quindi si spesero decine di milioni del contribuente». L’altro riguarda «la produzione di unità sottili stealth ad altissima velocità, con scafi e strutture di carbonio trattato con l’applicazione delle nanotecnologie». Un progetto di altissimo livello che «De Giorgi propose con una lettera al capo di Stato Maggiore della Difesa, l’ammiraglio Luigi Mario Binelli Mantelli, chiedendogli l’approvazione a firmare una convenzione con la società As Aeronautical». La missiva, datata 30 novembre 2013, è contenuta nel dossier. L’anonimo spiega che «l’Aeronautical Service tecnicamente non esiste e non dispone di apparecchiature, né di maestranze all’altezza. Il suo responsabile, ingegner Bordignon, millanta coperture illustri come De Giorgi e Valter Pastena». È il consulente dell’ex ministro Guidi, anche lui indagato a Potenza, che si vanta di aver ricevuto il dossier per ricattare il titolare delle Infrastrutture.

Fonte: Corriere della Sera

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