Puglia: i vitalizi più alti d’Italia aumentati d’ufficio

Che non riescano ad arrivare a fine mese, per fortuna, è escluso. Quelle cifre lì, del resto, i comuni mortali se le sognano. Ma siccome troppo non è mai abbastanza, e visto che la legge c’è – e lo prevede esplicitamente – il consiglio regionale ha ben pensato di non farsi scappare l’occasione. Dunque martedì un provvedimento dell’ufficio di presidenza ha fatto un bel regalino agli ex consiglieri: i vitalizi, che sono già i più alti d’Italia, sono stati aumentati d’ufficio del 3,09%. La stessa percentuale che spetta ai docenti universitari, ed a cui i consiglieri pugliesi si sono provvidenzialmente agganciati. Ed è circa cinque volte di più di quanto hanno ricevuto, quest’anno, i pensionati Inps.
Il consiglio regionale già spende per i vitalizi circa 13 milioni di euro l’anno, ovvero 4 milioni in più di quanto costano consiglieri ed assessori in carica: la Puglia è l’unica regione d’Italia che riconosce agli uscenti un assegno che arriva al 90% dell’indennità (in Friuli, per dire, è al 40% e c’è una proposta di legge per abolirlo). Quest’anno, con l’avvio della nuova legislatura, in Puglia gli assegni (tra diretti e reversibilità) sono cresciuti da 150 a 185. Una cifra talmente elevata che nel disporre l’adeguamento della «pensione», gli uffici si sono dovuti arrendere all’evidenza: in bilancio non ci sono i 330mila euro necessari a coprire la spesa. Ma in attesa che la giunta sganci quanto dovuto, il consiglio ha deliberato: e così, quando dal palazzo sul lungomare il governatore Vendola farà arrivare i soldi, i poveri ex consiglieri riceveranno pure gli arretrati dal 1° gennaio.
Vediamo un caso concreto, preso tra i pensionati più freschi. Quello dell’ex vicepresidente Sandro Frisullo, che dopo tre legislature passate tra i banchi di via Capruzzi ha maturato il diritto a 10.071,80 euro lordi di vitalizio al mese. Per lui l’aumento sarà di 311,21 euro al mese: a ottobre gli saranno erogati circa 3.100 euro, visto che riceverà 10 mesi di arretrati.
Giusto per avere conferma di quanto sia dolce il trattamento degli ex consiglieri regionali pugliesi, è opportuno fare il confronto con quello che spetta ai comuni mortali. Le pensioni Inps sono (parzialmente) indicizzate all’inflazione: da gennaio i pensionati hanno ricevuto un aumento dello 0,70% ma hanno dovuto restituire lo 0,10% sull’aumento provvisorio erogato nel 2009. Morale della favola, un pensionato Inps senza carichi familiari e con meno di 75 anni che nel 2009 aveva un assegno lordo di 1.000 euro (885,03 netti), con l’applicazione della «sua» rivalutazione e detratto il conguaglio, da gennaio scorso ha raggiunto un importo lordo di 1.006,03 euro, che diventano 889,26 netti: si ritrova dunque in tasca quattro euro e 23 centesimi in più al mese. Beh, forse è il caso che qualcuno abbia finalmente il coraggio di mettere fine a questo scandalo.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

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