10mila euro di pensione ai consiglieri regionali pugliesi

Consigli per una vecchiaia felice. Come si fa a lavorare (lavorare…) 15 anni e garantirsi una pensione di 10.071,8 euro lordi al mese (circa 7mila netti)? Rivolgersi per informazioni in via Capruzzi a Bari, sede del consiglio regionale della Puglia. Dove, alla faccia della crisi (per gli altri) è stata appena disposta l’erogazione dei vitalizi agli ex consiglieri, compreso l’ex vicepresidente Sandro Frisullo.
I vitalizi sono uno dei tanti regali previsti dalla legge 8 del 2003, meglio nota come legge De Cristofaro. Oltre a prevedere che ai consiglieri in attività spetti una indennità pari all’80% di quella dei parlamentari (da quest’anno sono 11.190,89 euro al mese) cui si aggiunge una diaria variabile ed esentasse, la legge ha pensato pure alla vecchiaia del consigliere. Che ha diritto, con almeno 5 anni di servizio ed a partire dai 60 anni d’età, a un vitalizio mensile pari al 40% dell’indennità. Più sono gli anni trascorsi in aula, più sale l’assegno (fino ad arrivare al 90% per chi ha fatto tre lustri o più) e più diminuisce l’età minima necessaria a ricevere il vitalizio (bastano 10 anni di presenza per ottenere il vitalizio a 55 anni). Gli anni, ovviamente, si calcolano all’italiana (bastano 6 mesi e un giorno), e per chi si fa riconoscere l’inabilità parziale o totale al lavoro non si calcolano affatto: l’ex consigliere Tommy Attanasio, per dire, da giugno riceve i 7.274 euro corrispondenti ai suoi 10 anni in consiglio nonostante abbia appena 52 anni. Dunque, un baby pensionato.
Naturalmente non c’è trucco e non c’è inganno. È tutto in regola, come la legge comanda. Per aver diritto al vitalizio, i consiglieri in attività lasciano ogni mese nelle casse dell’ente il 25% dell’indennità. Soldi ben spesi, dato che il vitalizio è come WinForLife, una rendita assolutamente cumulabile con qualunque altro reddito e con la pensione di anzianità o di vecchiaia.
Logico che nessuno se la faccia sfuggire. Finora, a fronte di 35 consiglieri non rieletti, l’hanno potuta chiedere in 19. Tra loro c’è pure l’ex vicepresidente Sandro Frisullo, che avendo trascorso in consiglio 15 anni di vita, ha diritto alla cifra massima (10.071 euro al mese). Frisullo, peraltro, è stato il primo in assoluto a sfruttare un’altra normetta inserita con lungimiranza nel 2003. A chi è stato destinatario di «misure cautelari tali da impedire l’effettivo esercizio del mandato», la legge garantisce il 50% dell’indennità, il 70% della diaria e il 100% del trattamento accessorio (in cui sono compresi i 900 euro di rimborso per il «rapporto con gli elettori»). Frisullo, arrestato il 18 marzo e tecnicamente in carica fino a maggio, per due mesi ha dunque ricevuto il sussidio regionale.
Tra gli ex consiglieri che portano a casa il vitalizio massimo ci sono anche Luciano Mineo, Roberto Ruocco, Nicola Tagliente e Giovanni Copertino. Pina Marmo, l’unica donna della passata legislatura, deve invece accontentarsi di appena 3.783 euro lordi al mese: con soli 5 anni di contribuzione, in virtù di un altro bizantinismo contenuto nella legge, può infatti ricevere un assegno leggermente ridotto anche se le mancano 3 anni ai fatidici 60 d’età.
Ora, è chiaro che non approfittare di questo beneficio sarebbe criminale. E infatti Antonio Scalera, che nella scorsa legislatura ha fatto solo 44 mesi, per poter accedere al vitalizio ha chiesto di versare i 38mila euro che mancano (2.377,18 euro per 16 mesi). Altri ancora, essendo troppo lontano il traguardo dei 5 anni, hanno chiesto indietro i contributi versati: si tratta di Zaccagnino (riceverà 36.599 euro), Caputo (20.674 euro) e degli ex assessori Magda Terrevoli e Gianfranco Viesti (20.854 euro a testa). Il tutto, naturalmente, senza contare la liquidazione che spetta agli ex consiglieri con almeno una legislatura alle spalle: un bell’assegnone da non meno di 129mila euro, tanto per rendere meno traumatico il ritorno tra i comuni mortali.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

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